Chi li usa di più e dove costano di più: i treni in Europa in quattro grafici

Numeri alla mano, abbiamo analizzato quanto sono sviluppate e utilizzate le ferrovie in Italia rispetto al resto dell’Ue
ANSA
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Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ha stanziato oltre 21 miliardi di euro per potenziare la rete ferroviaria italiana, costruendo nuove linee ad alta velocità e migliorando le infrastrutture già esistenti. 

In un confronto con gli altri Paesi dell’Unione europea, quanto è sviluppato il trasporto su rotaia in Italia? Quante persone utilizzano il treno nel nostro Paese? Dove si trovano le ferrovie più veloci e quelle meno care? Vediamo che cosa dicono i numeri.

Quanto sono sviluppate le ferrovie

Secondo i dati Eurostat più aggiornati, relativi al 2020, in Italia ci sono circa 24.500 chilometri di binari ferroviari, una dato in linea con i 22.300 chilometri della Spagna, ma più basso rispetto ai 53.400 della Francia. In Germania gli ultimi dati disponibili risalgono al 2015: in quell’anno i chilometri di binari erano circa 67.400.

I Paesi dell’Unione europea sono però molto diversi tra loro, sia per estensione del territorio sia per popolazione. Per avere un confronto più preciso, è necessario rapportare il numero dei chilometri delle reti ferroviarie con quello degli abitanti. L’Estonia ha 16,1 chilometri di ferrovie ogni 10 mila abitanti, un dato simile ai 15,5 chilometri della Finlandia, ai 14,9 chilometri della Svezia e ai 14,6 chilometri della Repubblica ceca. Sopra i 10 chilometri ogni 10 mila abitanti ci sono anche Lettonia, Romania, Slovenia e Croazia. L’Italia ha invece 4,2 chilometri di ferrovia ogni 10 mila abitanti contro i 4,7 chilometri della Spagna, i 7,8 chilometri della Francia e gli 8,1 chilometri della Germania.

Più nello specifico, il nostro Paese ha 733 chilometri di binari ad alta velocità contro i 2.100 della Francia e i 2.900 della Spagna. In diversi Paesi, come Lettonia, Portogallo e Svezia, non ci sono binari per l’alta velocità, mentre in altri, come Germania o Irlanda, i dati non sono disponibili.

Quanto sono utilizzati i treni

Nel corso del 2021, anno in cui erano ancora in vigore alcune restrizioni dovute alla pandemia di coronavirus, in Italia le ferrovie hanno trasportato circa 492 milioni di passeggeri contro gli 898 milioni del 2019. Nel complesso in tutta l’Unione europea sono stati trasportati dai treni circa 5,2 miliardi di passeggeri. Va tenuto conto che ogni volta che una persona sale su un treno viene considerato come un nuovo passeggero: di conseguenza una persona può essere conteggiata più volte, anche centinaia come nel caso dei pendolari. 

Con 8,3 passeggeri per abitante l’Italia è a metà classifica tra i Paesi dell’Ue. In Lussemburgo ci sono stati 25,7 passeggeri per abitante, in Austria 24,2, in Danimarca 22,8 e in Germania 21,2. Tra gli 11 e i 16 passeggeri per abitante ci sono Svezia, Ungheria, Francia, Repubblica ceca e Portogallo. Davanti all’Italia ci sono anche Finlandia, Spagna e Slovacchia. Il Paese dove i treni sono meno usati è la Grecia, con 0,9 passeggeri per abitante.
Un altro indicatore utile è quello che misura quanti chilometri percorrono i passeggeri sulle ferrovie: per esempio, due persone che fanno 5 chilometri in treno generano dieci passeggeri per chilometro. In questo caso, secondo i dati Eurostat, nel 2021 in Italia ci sono stati 27,4 miliardi di passeggeri ogni chilometro di ferrovia, dietro ai 57,5 della Germania e ai 75,8 della Francia, ma davanti ai 17 della Spagna e ai 13 della Svizzera. 

Quanto costano i treni

A livello europeo non esistono dati o statistiche raccolte in modo sistematico sul costo dei biglietti dei treni. Nel 2019 lo European data journalism network (Edjn), una rete di testate che si occupa di notizie europee partendo dai dati, ha così condotto un’indagine sui costi dei biglietti nei Paesi dell’Unione europea. Gli autori della ricerca, usando i siti delle principali compagnie ferroviarie, hanno simulato l’acquisto dei biglietti più economici dei treni per 73 linee, con un giorno, una settimana e un mese di anticipo rispetto alla ipotetica data di viaggio. 

Secondo l’indagine, un biglietto del treno nella tratta Roma-Milano, 565 chilometri di viaggio, costava nel 2019 in media il 4,5 per cento del reddito disponibile mensile italiano, ossia il reddito totale disponibile per la spesa o il risparmio di una famiglia diviso il numero dei membri della famiglia. Un treno Vienna-Innsbruck, 504 chilometri in Austria, costava invece il 2,6 per cento del reddito, un treno Berlino-Colonia, 551 chilometri in Germania, il 5,3 per cento e un treno Parigi-Lione, 418 chilometri in Francia, il 4,4 per cento. Un viaggio tra Bucarest e Timisoara, 536 chilometri in Romania, costava il 7 per cento del reddito medio romeno, dato simile al costo per un treno tra Atene e Salonicco (502 chilometri in Grecia) e a quello per un treno tra Madrid e Barcellona (625 chilometri in Spagna). 

Nonostante i dati siano parziali, secondo l’Edjn i biglietti tendono a essere più costosi nei Paesi con redditi più bassi, anche se ci sono eccezioni.

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